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Strategie adattive nei Web-based learning systems:
un approccio comparativo
settembre 2006
di Michela Acquaviva, Marco Benini
La rapida affermazione del Web come luogo di divulgazione e condivisione
della conoscenza, e la crescente personalizzazione delle applicazioni
Web, ha dato vita a sistemi di apprendimento web-based sempre più avanzati.
In particolare, la nostra attività di ricerca ci ha condotto alla definizione di
una peculiare strategia adattiva la cui novità consiste nell’osservazione a
breve termine degli utenti che interrogano la Rete, in modo da ottenere
una buona approssimazione dei loro interessi nel minor tempo possibile.
Con questo articolo, dunque, intendiamo presentare una sintesi delle
attuali strategie adattive basate su una prospettiva a breve, medio e lungo
termine, e una comparazione tra il nostro approccio e altri processi adattivi.
Introduzione
Il sempre più esteso utilizzo del Web come luogo privilegiato per la diffusione della
conoscenza ha progressivamente favorito l’affermarsi di varie e composite opportunità
educative, con lo scopo di sviluppare piattaforme ad hoc e tecnologicamente avanzate
per l’erogazione di corsi on line coerenti e di servizi didattici e di tutoring mirati.
L’insieme di questi strumenti e delle tecnologie alla loro radice ha dato origine a
un nuovo modello educativo conosciuto come e-learning.
In questa nuova fase, dunque, la Rete non rappresenta più semplicemente un
mezzo di diffusione dei materiali didattici, ma diventa l’ambiente eletto a svolgere la
maggior parte del processo formativo che diventa, così, processo sociale, attraverso
la formazione di ambienti virtuali di apprendimento al cui interno si condivide e si trasmette
la conoscenza.
Alla luce di questo nuovo approccio alla formazione, la personalizzazione e la
presenza di alcuni sofisticati meccanismi adattivi, in grado di modificare ogni singolo
percorso navigazionale [Rose e Levinson, 2004], possono condurre da una visione
dell’esperienza educativa incentrata sui contenuti ad una visione incentrata
sull’utente, in cui i contenuti vengono modificati in base alle informazioni che compongono
il modello degli studenti. In modo particolare, un simile modello è legato al
loro background, al loro ruolo nella società e, soprattutto, alla situazione contingente
che stanno vivendo.
In base a questi precisi requisiti abbiamo definito un modello che realizzasse un
tipo di adattività dei contenuti a breve termine, in modo da cogliere gli interessi momentanei
degli utenti, osservando il loro comportamento per un lasso di tempo molto
breve e, poi, adattando le informazioni fornite dall’applicazione web-based secondo il
profilo-utente desunto.
Questa è la vera novità del nostro approccio adattivo [Acquaviva e Benini,
2004, Acquaviva e Benini, 2005, Acquaviva et al., 2005], dal momento che il modello
adattivo a lungo termine non è che una naturale estensione di quello a breve termine
ed è possibile confrontarlo con molti dei lavori esistenti (cfr. 1.3).
Benché queste ricerche abbiano prodotto risultati piuttosto interessanti, si tratta
comunque di sistemi alquanto lenti; perciò, le aspettative che gli utenti hanno di poter
soddisfare con efficienza i propri bisogni sono spesso disattese.
Al contrario, la nostra osservazione a breve termine, benché comporti una deduzione
imprecisa delle caratteristiche dell’utente, sembra colmare il divario tra le
sue aspettative e l’offerta tecnologica.
Il contesto in cui viene osservato il comportamento adattivo a breve termine è il
progetto VICE, il cui obiettivo è lo sviluppo di un sistema e-learning supportato dalle tecnologie del Semantic Web.
Il progetto VICE
Il progetto VICE (Virtual Continuing Education) vuole sviluppare una metodologia e
una piattaforma innovative per realizzare applicazioni e-learning di alta qualità e ad
elevato supporto tecnologico. Il suo obiettivo è favorire la formazione professionale
nell’area dell'ICT (Information and Communication Technology) per le piccole e medie
imprese, con particolare attenzione all'Informatica di base, a quella specialistica e
alla Sicurezza sul lavoro. La modalità di erogazione è quella mista, con una parte
minima di formazione d'aula e una parte più rilevante di effettiva formazione on line.
Obiettivi
VICE è rigorosamente progettato sulla base delle tecnologie del Semantic Web e sull'uso
di meccanismi propri dell'Intelligenza Artificiale, in modo da poter gestire efficacemente
gli aspetti adattivi legati alla fruizione di contenuti didattici. Pertanto, ci si
aspetta che la piattaforma innovativa che VICE intende realizzare consenta la creazione
di un repository in cui immagazzinare Learning Objects (LOs), opportunamente
corredati di metadati e di una semantica formale che dia loro significato. Quindi, vari
agenti artificiali possono beneficiare delle informazioni a loro disposizione per interrogare
il contenuto del repository e assemblare automaticamente i LOs in corsi e lezioni,
in modo da soddisfare precisi obiettivi didattici e, dunque, per costruire percorsi
formativi tagliati sugli specifici bisogni formativi dell’utente. Perciò, ogni volta che un
utente formula la propria richiesta o segue un link, il sistema analizza tale richiesta
per poter individuare un profilo-utente. Quindi, il sistema procede a trasformare i risultati
ottenuti sulla base degli interessi e delle preferenze così inferiti.
All’interno della più ampia struttura di VICE, l’attività di interrogazione del repository
è svolta dal pedagogical wizard.
Il wizard forza la rappresentazione dei LOs in base ai metadati pedagogici e
semantici interpretati secondo la conoscenza che esso possiede, organizzata come
un set coordinato di ontologie scritte in OWL. In particolare, il wizard interpreta i LOs
come informazioni pedagogiche di supporto alla scelta e all'individuazione del materiale
educativo; pertanto, per mezzo di un’adeguata tassonomia pedagogica, il wizard
è in grado di classificare i LOs in base al loro stile, al loro livello di difficoltà e alla loro importanza relativa all’interno di uno specifico processo formativo. Ecco, dunque, che
il pedagogical wizard beneficia di queste informazioni per assemblare i LOs in lezioni
e corsi, assicurando che la composizione è uniforme ed equilibrata rispetto a ai criteri
pedagogici specificati dagli utenti. Questa attività di composizione è svolta da un agente
intelligente che pianifica le lezioni o i corsi facendo ricorso alle tecnologie
dell’Intelligenza Artificiale.
All’interno del wizard, poi, un altro agente, e cioè il filtro adattivo, intercetta le
queries al repository e le usa per costruire un profilo-utente; quindi, trasforma la risposta
proveniente dal repository in base alla strategia adattiva [Acquaviva e Benini,
2005, Acquaviva et al., 2005]. Il profilo così desunto dal filtro rappresenta un modello
dell’utente che compie ricerche, dedicato a codificare i suoi interessi e le sue caratteristiche
salienti. E, mentre gli interessi sono considerati obiettivi a breve termine che
l’utente intende raggiungere, le caratteristiche salienti vanno intese come informazioni
a lungo termine, che descrivono le preferenze e le competenze dell’utente.
In particolare, abbiamo concentrato la nostra ricerca sul comportamento a breve
termine, che costituisce l’innovazione portata dal nostro contributo [Acquaviva e Benini,
2005, Acquaviva et al., 2005, Benini et al., 2005]. Infatti, il modello adattivo a
lungo termine è un’estensione del modello a breve temine, ed è comparabile con diversi
approcci esistenti (cfr. 1.3).
L’obiettivo della strategia adattiva svolta dal nostro filtro è la modellazione di
due comportamenti: (i) la convergenza del processo di trasformazione applicata alla
risposta e (ii) il cambio di interesse.
Più precisamente, ammettendo che una certa sequenza di queries rappresenti il
tentativo di soddisfare un preciso interesse dell’utente, noi ci aspettiamo che ogni
query della sequenza vada a raffinare progressivamente l’interesse, fino a quando si
trova un risultato soddisfacente. Perciò, il processo di trasformazione deve trovare
realizzazione in una sequenza di risposte sempre più vicine alla soddisfazione
dell’interesse dell’utente; inoltre, la velocità di convergenza di tale sequenza deve
essere uguale alla velocità di convergenza delle queries.
In tal modo, dunque, il filtro adattivo dovrebbe essere in grado di segmentare il
flusso di queries provenienti da un determinato utente in sequenze convergenti verso
la corretta interpretazione di un singolo interesse, fino a che quell’interesse non venga
soddisfatto.
La proprietà che il filtro è chiamato a preservare è informalmente definita nel
modo seguente: “a piccole variazioni nel profilo corrispondono piccole variazioni nelle
trasformazioni”; ecco, dunque, la necessità di un modello matematico. Infatti, il modello
garantisce una maggiore precisione e, soprattutto, la velocità di convergenza.
In questa ottica, il filtro dovrebbe anche essere in grado di rilevare un cambio di
interesse nel flusso di queries formulate dall’utente. Pertanto, dati una sequenza di
queries e un profilo-utente iniziale, bisogna considerare il momento in cui la sequenza
di profili-utente generata termina e si verifica una mancanza di convergenza. Infatti,
dal momento che un utente può modificare il proprio interesse dopo aver formulato
un certo numero di queries, l’attività di profilazione svolta dal filtro dovrebbe essere
riavviata ex novo attraverso la definizione di un nuovo profilo-utente: ciò significa che
il punto di origine di ogni sequenza di profili-utente è un profilo neutro.
Questo nuovo inizio è detto, appunto, cambio di interesse. Pertanto, il modello matematico
coglie un cambio di interesse osservando progressivamente la sequenza
dei profili generati [Acquaviva et al., 2005].
Per concludere, la corretta azione del filtro, garantita dal modello matematico, è
progettata sulla base di due algoritmi: l’analyser, che estrae le informazioni dalle queries e aggiorna il profilo-utente, e il transformer, che valuta la trasformazione da applicare al risultato ottenuto, parametrizzata dal profilo-utente.
L’analisi di ordine matematico, poi, riguarda alcune delle caratteristiche che determinano
il comportamento adattivo del filtro, tra cui vanno annoverate (i) la modellazione
dello spazio dei profili, in modo che nella sua struttura sia insito il concetto di
cambio di contesto, e (ii) il collegamento dello spazio dei profili allo spazio delle trasformazioni delle risposte, che rappresenta i modi ammissibili di manipolare i risultati
ottenuti dall’interrogazione del repository in base al profilo-utente, formalizzando così
il concetto di convergenza e consentendone l’effettiva realizzazione. Soprattutto, la
definizione del modello matematico assicura un comportamento adattivo del filtro a
breve termine: infatti, tale modello impone che la velocità di convergenza di una sequenza
di queries si rifletta sulla velocità di convergenza della sequenza dei risultati.
Uno scenario comparativo
Il panorama internazionale offre una ricca varietà di progetti il cui intento è quello di
realizzare approcci innovativi che davvero migliorino le esperienze educative degli
utenti, ricorrendo all’uso delle più avanzate tecnologie della comunicazione.
È ormai un dato di fatto che il Web sia stato esteso [Berners-Lee et al., 2001],
trasformandosi da semplice strumento di comunicazione e di recupero delle informazioni
in spazio intelligente e semantico, in modo che i sistemi di e-learning fossero in
grado di accentuare sempre più la libertà di accesso alle risorse e di enfatizzare la
possibilità di scegliere lo stile di apprendimento più adeguato alle singole esigenze
[Frasincar et al., 2004].
Dal momento che l’interesse degli utenti verso differenti approcci al materiale di
studio è un argomento di grande rilevanza all’interno del dibattito sull’adattività dei
contenuti, molti progetti hanno concentrato i propri sforzi nella definizione di una serie
di strategie didattiche che potessero trovare una corrispondenza con i vari stili e
preferenze di apprendimento dei diversi utenti e, perciò, migliorare le loro prestazioni
scolastiche. Inoltre, è nostra opinione che alcuni di questi progetti debbano essere
considerati come particolarmente rappresentativi di una specifica classe di approcci:
questo ci ha portato a concentrarci sui loro aspetti salienti.
Un progetto interessante in materia di personalizzazione si basa sulla coppia di
authoring systems AHA! e MOT [Stash et al., 2004], il cui obiettivo primario è quello
di far sì che gli autori di contenuti per l’e-learning entrino in possesso di strumenti ad
hoc e che, in questo modo, con le proprie applicazioni adattive, definiscano il maggior
numero possibile di stili di apprendimento. Inoltre, lo stile di navigazione degli utenti
è fondamentale perché il sistema possa migliorare le proprie prestazioni, inferendo
le loro preferenze e mantenendole sempre aggiornate.
Un altro approccio degno di nota basato sulla correttezza della profilazione degli
utenti è quello nato dalla collaborazione di IBM e MIT [Farrell et al., 2004], il cui nucleo
costitutivo è un Dynamic Assembly Engine per l’assemblaggio dinamico di
LOs in percorsi didattici personalizzati, ordinando le risorse didattiche in sequenze
logiche. Infatti, una volta che la query è stata inoltrata, il sistema provvede a restituire
un elenco di risultati di una certa rilevanza, che rispondano ai requisiti indicati
dall’utente, in base alla loro valenza educativa.
Il principale obiettivo di questo lavoro è quello di trovare una soluzione non solo
per poter selezionare le risorse più appropriate per un particolare percorso di formazione,
ma anche per aggregarle in un corpus ben organizzato, adattato in base a
specifici bisogni cognitivi.
La struttura generale in cui il Dynamic Assembly Engine trova spazio è particolarmente
vicina a quella di VICE (cfr. §1.2), poiché la presenza di un repository XML, in
cui le risorse sono memorizzate, e una precisa corrispondenza del contenuto dei LOs
e dei metadati alle necessità dell’utente, collaborano per rendere realizzabile questo
approccio. La precisione del sistema, pertanto, è garantita dalle queries formulate
dall’utente, mentre la coerenza del percorso è ottenuta con la presentazione di oggetti
connessi tra loro mediante forti legami rispondenti ai criteri di ricerca impostati
dall’utente nelle sue queries.
Progettare sistemi intelligenti e personalizzati è anche lo scopo dell’attività di ricerca
che ha dato vita a ELENA [Dolog e Sintek, 2004]. In particolare, l’obiettivo è
quello di creare un network altamente organizzato di sistemi educativi e di gestione
dell’apprendimento, grazie al quale gli studenti possano accedere in modo individuale
alle risorse, alle lezioni e ai corsi. In sistemi di e-learning basati su networks sempre
più aperti e dinamici, infatti, la disponibilità di solidi supporti personalizzati, progettati
e costruiti sulla base delle tecnologie del Semantic Web, rappresenta un valore
aggiunto particolarmente prezioso.
Il contributo più originale di ELENA è la creazione di smart spaces for learning,
spazi intelligenti di apprendimento, definiti come mediatori di servizi didattici, basati
appunto sulle tecnologie proprie dell’Intelligenza Artificiale e del Semantic Web.
Questi spazi fanno sì che gli studenti possano beneficiare di una lista esauriente delle
risorse che corrispondono al loro profilo, consentendo l’accesso ad ogni repository
che sia connesso al network.
L’elemento chiave di questo progetto, il Personal Learning Assistant (PLA),
ha il compito di presentare un simile elenco di servizi per la formazione, caratterizzato
da un elevato grado di personalizzazione.
La similarità dei progetti appena analizzati a VICE è dovuta al fatto che anche
l’adattività resa dal nostro filtro riguarda la capacità di saper tenere conto delle peculiarità
degli utenti (individuate grazie alle azioni da loro compiute durante
l’esplorazione e la ricerca delle risorse), in modo da personalizzare i contenuti didattici
e soddisfare specifiche esigenze di apprendimento. Le tecnologie tipiche del Semantic
Web e dell’Intelligenza Artificiale, dunque, consentono agli utenti di fare l’uso
migliore possibile della conoscenza disponibile. Tuttavia, esiste una differenza fondamentale.
Infatti, il filtro adattivo di VICE è concepito per guardare al comportamento
a breve termine degli utenti, mentre gli altri approcci adattivi analizzati sono stati
sviluppati per mostrare una comprensione degli utenti sul lungo periodo.
Un’osservazione di tal genere implica una gran mole di studi empirici e di analisi
del comportamento degli utenti mentre interrogano la Rete, che tengano traccia delle
loro azioni per un lungo periodo di tempo (anche un giorno intero [Sugiyama et al.,
2004]), in modo da ottenere delle descrizioni complesse e accurate.
Al contrario, ci si aspetta che il nostro filtro riesca a cogliere nel modo più veloce
possibile (una decina di osservazioni) una buona approssimazione degli interessi
dell’utente. Proprio per questa peculiarità la nostra osservazione a breve termine
comporta una deduzione alquanto imprecisa delle informazioni sugli utenti al fine di
interpretare un cambio di interesse (cfr. 1.2.1) e, come dedotto dalla sequenza di
queries, di raffinare la conoscenza relativa all’utente nel minor tempo possibile. Inoltre,
per quanto ci è dato sapere, anche la letteratura del settore non rende noti altri
approcci adattivi a breve termine.
Altri risultati piuttosto interessanti nel campo dell’e-learning, con particolare attenzione
a nuovi approcci pedagogici e alla modellazione degli utenti, vengono dalla
peculiare visione del corposo progetto ELeGI [ELeGI website].
In generale, lo spirito che anima l’iniziativa ELeGI è profondamente radicato nelle
critiche mosse agli attuali sistemi di formazione on line, troppo concentrati sui contenuti
e sulla ricerca del modo migliore per trasmetterli. Pertanto, l’intento di questo
peculiare progetto è favorire un nuovo paradigma educativo - il cui fulcro è rappresentato
dall’utente - basato sulla costruzione di una base di conoscenza davvero
funzionale, piuttosto che sul mero trasferimento di informazioni.
Infatti, l’apprendimento va concepito come un’attività sociale e costruttiva, fatta
di una forte interazione e di una forte comunicazione fra tutti coloro che partecipano
al processo educativo, dagli studenti agli insegnanti, dai tutor agli altri esperti di formazione.
Pertanto, per poter imprimere una radicale spinta innovativa all’esperienza didattica
dello studente, ELeGI basa la propria visione su una progettazione rigorosamente
human-centred [Baniulis e Tamulynas, 2005]. In un simile contesto, sulla base
dell’emergente tecnologia Grid [GRID website], ELeGI tende verso la creazione di
ambienti dinamici ampi e collegati in una rete ben organizzata di cui le comunità virtuali
di apprendimento possano beneficiare pienamente. Questo progetto, dunque,
intende supportare approcci collaborativi, basati sull’esperienza e dotati di un altissimo
grado di personalizzazione, per un apprendimento che sia possibile ovunque. In
altre parole, la sua intenzione è rendere più facile a coloro che lo desiderano, di trarre
beneficio dalla disponibilità di risorse e di fonti su vasta scala, al fine di fornire un
accesso completo alla conoscenza (sempre e ovunque, rendendo possibile la piena
interoperabilità con i sistemi software esistenti) e facilitandone, quindi, la creazione
[Bagnasco et al., 2005, Gaeta et al., 2005, Xenos et al., 2005].
All’interno del più generale approccio di ELeGI, si possono identificare tre principali
aree di ricerca: 1) trasformazione di ambienti di apprendimento esistenti in prototipi
basati su Grid; 2) tecnologia Grid: applicazioni ed interfacce; 3) e-learning: approcci
pedagogici, modellazione degli utenti, ambienti e tecnologie.
Dal momento che la nostra attenzione è concentrata in modo particolare sul terzo
aspetto, tra i vari lavori di ricerca facenti capo ad ELeGI, il progetto edCity [Fraser e Schostak, 2005] ha suscitato il nostro più vivo interesse.
EdCity è un modello molto articolato di città virtuale, basato sulla definizione di vari
possibili scenari di apprendimento, il cui obiettivo è rendere più semplice l’accesso
alle diverse possibilità formative, per tutti, sempre e ovunque, attraverso la fusione di
reale e virtuale. Ciò che colpisce, in particolare, è che un simile sistema sia stato
progettato per soddisfare efficacemente i bisogni di una vasta gamma di comunità, di
diverse culture e organizzazioni sociali che costituiscono il tessuto vitale di una città,
imparando ad adattarsi alle particolari preferenze e agli interessi degli utenti. In tal
modo, dunque, esso sarà in grado di generare diversi scenari che soddisfano specifici
bisogni, combinando differenti informazioni e creando ambienti game-like.
Ciò detto, nonostante (i) la peculiarità di questi approcci adattivi, come l’appena
citato edCity, (ii) il denominatore comune costituito dalle tecnologie del Semantic
Web [Gouardères et al., 2005, Heller et al., 2005, Lacouture et al., 2005, Barry Tao
et al., 2005], (iii) la progettazione user-centred e (iv) l’intenzione di dare vita a networks
federati di risorse, bisogna riconoscere che i metodi e le premesse di ELeGI e
VICE non potrebbero essere più lontani. Infatti, nelle varie iniziative legate a ELeGI,
l’adattività (non importa se a breve, medio o lungo termine), il Semantic Web e le più
avanzate tecnologie della comunicazione non ricoprono un ruolo di primo piano. In
un certo senso, anzi, sono dati per scontati, come se si trattasse delle ovvie fondamenta su cui costruire un nuovo approccio, completamente concentrato sull’utente e
sulle complesse dinamiche dell’apprendimento. L’approccio Grid, insomma, pretende
di rappresentare un vero e proprio salto di qualità nella definizione di ambienti di apprendimento
(in cui la conoscenza sia liberamente accessibile) e nel perseguimento
dell’ubiquità dei servizi; per cui, i tradizionali Web Services sono diventati progressivamente
démodé: il futuro è rappresentato dalla visione “olistica” dei nuovi Gridbased
Services [Clancy, 2005].
In realtà, dobbiamo ammettere che questa particolare prospettiva potrebbe aprire
a nuove possibilità e idee per realizzare supporti migliori all’attività didattica e che,
sulla lunga distanza, potrebbe rappresentare un interessante tentativo di modernizzazione
dell’e-learning. Ad ogni modo, essa offre un approccio a volte troppo semplicistico
all’annoso problema del reperimento di informazioni e risorse e, soprattutto,
della loro combinazione in percorsi formativi efficaci.
Conclusioni
Scopo di questo lavoro è stata la comparazione fra la nostra ricerca sui sistemi elearning
adattivi con altri lavori recenti presenti in letteratura.
La nostra attività di ricerca si svolge all’interno del progetto VICE, in cui siamo
responsabili della definizione di un innovativo modello di un filtro adattivo a breve
termine. La nostra strategia, in particolare, è espressamente concepita per costruire
un profilo-utente in un tempo davvero breve e, quindi, adattare i contenuti in base alle
informazioni così inferite.
Inoltre, alla luce dei più aggiornati progetti adattivi di e-learning, il confronto con
il nostro approccio ci sembrava doveroso.
Per quanto riguarda questo aspetto, possiamo affermare con una certa sicurezza
che, per quanto ci è dato di sapere, tutte le principali strategie adattive presenti in
letteratura sono in grado di dedurre accurate profilazione degli utenti grazie ad una
prospettiva di lungo termine.
Questa relazione, dunque, dimostra chiaramente che VICE è un sistema “stato
dell’arte” che porta con sé alcune interessanti novità, come la sua peculiare strategia
adattiva.
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